Il dibattito sì

Capita, ai tempi della “Repubblica fondata sul Tar” (per dirla con un ridanciano Francesco Rutelli), che una pronuncia del Tar ributti in gioco, in prospettiva, tutti i volti da salotto tv messi in quarantena dal regolamento sulla par condicio e tutti i conduttori già pronti all’Aventino telematico – e proprio nel giorno in cui, da Trani, giunge la notizia dell’inchiesta sulle presunte pressioni del premier sul commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e sul direttore del Tg1 Augusto Minzolini (in chiave anti Santoro e anti Spatuzza).
19 AGO 20
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Capita, ai tempi della “Repubblica fondata sul Tar” (per dirla con un ridanciano Francesco Rutelli), che una pronuncia del Tar ributti in gioco, in prospettiva, tutti i volti da salotto tv messi in quarantena dal regolamento sulla par condicio e tutti i conduttori già pronti all’Aventino telematico – e proprio nel giorno in cui, da Trani, giunge la notizia dell’inchiesta sulle presunte pressioni del premier sul commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e sul direttore del Tg1 Augusto Minzolini (in chiave anti Santoro e anti Spatuzza).
E pensare che tutto pareva già scritto in altro modo: Michele Santoro approntava una tensostruttura a Bologna con collegamento via satellite, Giovanni Floris puntava sul dibattito itinerante, Enrico Mentana (non avendo, al momento, un talk show interrotto da replicare in rete) teneva banco sul sito del Corsera tra Enrico Letta e Antonio Di Pietro – l’unica che poteva dirsi felice era Bianca Berlinguer, improvvisamente regina della notte Rai con le ospitate roche del ministro Ignazio La Russa.
Ma se ora il cda Rai, come consiglia Santoro, farà “lo scatto di reni” e rivedrà le decisioni sui talk show, i conduttori non avranno bisogno del supporto on line e il Pdl dovrà chiedersi “chi ci mandiamo, al redivivo dibattito”? Dal centrodestra ieri trapelava un “non ci siamo ancora posti il problema”, ma non è detto che, tra una piazza e l’altra, non si decida di inviare in prima serata, come prima, Maurizio Belpietro, Maurizio Gasparri, Giulio Tremonti e Renato Brunetta contro la triade Concita De Gregorio, Antonio Di Pietro e Norma Rangeri. Con un sussulto di fantasia, magari, i gentili ministri Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, coadiuvate da tabelle in stile “governo del fare”, potrebbero con successo fronteggiare un Walter Veltroni angustiato dai caimani. E prima o poi ci si dovrà chiedere se non sia il caso di inviare su La7 l’igienista dentale Nicole Minetti, come segnale di riscossa a Gad Lerner e alla possibile (ennesima) trasmissione pre elettorale sul “corpo delle donne”.